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Tutti pazzi per il web (parte 1)


Un post di natura un po’ diversa dal solito. Area socio/informatica. Riguarda più che altro noi, il nostro approccio al fruibile e futuribile.

Si parla tanto (da anni) di web 2.0.
E…COSA SAREBBE?

Cito Wikipedia:  Web 2.0 è una serie di siti web con interfaccia, facilità e velocità d’uso tali da renderli simili alle applicazioni tradizionali che gli utenti sono abituati a installare nei propri personal computer. 
I propositori del termine Web 2.0 affermano che questo differisce dal concetto iniziale di web, inizialmente etichettato Web 1.0, perché si discosta dai classici siti web statici, dall’e-mail, dall’uso dei motori di ricerca, dalla navigazione lineare e propone un World Wide Web più dinamico e interattivo.

Altri hanno provato a definire il Web 2.0 innanzi tutto in termini di reti sociali. Un esempio potrebbe essere il social commerce , l’evoluzione dell’E-Commerce in senso interattivo, che consente una maggiore partecipazione dei clienti, attraverso blog, forum, sistemi di feedback ecc.

Illuminante questo video, nato in lingua inglese, successivamente doppiato in italiano (grazie!)
Un briefing lungo 5 minuti sull’argomento


Tim O’Really ha  scritto nel 2005 un bellissimo ed esaustivo articolo, intitolato WHAT I S WEB 2.0 . Se ne avete voglia, c’è svelato l’arcano.
Tipo cosa sono
Google adsense, gli rss , permalink e altre diavolerie incrociate.  Come Ajax,  la nuovo applicazione che permette di vivere il web in maniera poliforme, eliminando l’approccio della pagina statica.

Tra disappunto e  passione, il dibattito sull’interattività incalzante è infuocato. Siamo ormai circondati da ogni sorta di guinzaglio tecnologico tale da cambiarci la vita, anche in azienda?
Domandone. Oggi 2.0 infarinatura, nella prossima puntata un approfondimento a proposito.

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ECOMMERCE: la gallinella dalla uova d’oro


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Parlando di commercio, anche gli italiani stanno diventando degli smanettatori incalliti. Ovvero, l’idea del negozio virtuale piace. L’abbiamo visto arrivare, l’abbiamo ponderata, adesso ne sposiamo il metodo. Con risultati più che buoni.

Lo comunica ebay, il più famoso sito di ecommerce al mondo, che ha recentemente commissionato alla Research International una ricerca, manco a dirlo, sulla diffusione dei negozi online italiani su piattaforma ebay

Il risultato, allo stato attuale,è che oltre 16.500 italiani hanno una fonte di reddito primaria o secondaria derivante dalla propria attività di vendita su eBay (14.500) o dall’essere dipendenti di un’impresa che opera su eBay (2.000). Confrontando lo stesso dato con la ricerca analoga del 2006 risulta che il numero degli italiani che vivono delle vendite su eBay è cresciuto di oltre il 100%, passando da 8.033 a oltre 16.500 in soli 2 anni. 

Altri numeri e valutazioni su questo blog

Per una piccola storia dell’ecommerce, consiglio questo video

 


Un’altra ricerca effettuata nel 2007 da Casaleggio Associati, che ha presentato lo studio assieme all’operatore di viaggi on-line Expedia, segnala il successo dell’e-commerce per i beni immateriali. La vendita dei beni fisici avrebbe invece risentito negativamente dei problemi di logistica e trasporto, anche per colpa dei modesti investimenti fatti dalle società venditrici per sviluppare in modo non marginale il canale di vendita online. Ottimo il settore turistico, che vola a +50%.

Mi preme sottolineare come nuove opportunità di business nascano dalla tecnologia. Non più mattoni con la merce interna, ma tante idee connesse da un’unica grande madre: internet.
Se all’estero, in particolar modo negli Stati Uniti, il commercio online è da molto tempo consolidato, qui in Italia abbiamo da poco oltrepassato la fase pionieristica, a  favore di una crescita esponenziale. Una crescita che deve essere supportata da un metodo adeguato, in termini di organizzazione e sicurezza, logistica, iniziativa, lungimiranza.

Occhi puntati sul settore quindi.

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