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Considerazione su Smau2010


SIGLA Ultimate era presente nella tre giorni 20-22 Ottobre alla 47esima edizione di Smau.
A conclusione vorremo condividere con voi alcune considerazioni su questo format dell’evento fieristico.

Il nostro è un brand di successo in tutto il territorio nazionale, quindi la nostra partecipazione assieme alle grandi trade del settore ICT è necessaria (siamo stati fra i 600 espositori dei due padiglioni di Fiera Milano City). Lo Smau, non è più solo fiera, è un format di eventi, convegni. Lo scopo negli ultimi anni è stato di adoperarsi per cambiare la tipologia di pubblico: basta scolaresche e “persone anomale”.

La partecipazione è per i grandi partner, gli operatori ICT ed i consulenti di settore.

Ma soprattutto esserci ha significato per gli espositori di settore contribuire allo filosofia di questa manifestazione:

innovazione

Come più volte è stato sottolineato SIGLA si sta evolvendo verso il web 2.0, che assieme al cloud computing e ai nuovi dispositivi portatili (pc, notebook, ect) rappresenta un punto di forza per le PMI, che possono ancora e devono dimostrare di crescere.
Lo sfonto di una situazione economica e finanziaria ancora critica, aumenta l’incertezza in questo scenario dove manca la cultura per le nuove tecnologie e dove persiste lo scarso interesse dei clienti.

La nostra azienda comunque esprime la sua soddisfazione per il successo della nuova formula di Smau. Sicuramente attività di questo tipo si ripeteranno nel prossimo anno soprattutto anche con l’aiuto di voi rivenditori.

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Crisi e disoccupazione giovanile eppure…..


L’allarme generale (ormai cronico) di crisi economica al quale viene collegato il problema della disoccupazione
e soprattutto quella di tipo giovanile, è poco rassicurante.

La disoccupazione giovanile non è mai stata così elevata da oltre dieci anni.

In Italia soprattutto i giovani non possono, per lo meno per il momento aspirare al posto “SICURO” a vita.

L’unica speranza è il precariato a VITA. Si sussegue un’ampia gamma di forme di lavoro precario, in particolare il lavoro part-time, il lavoro a tempo determinato, il lavoro temporaneo tramite agenzia, il lavoro a zero ore, il lavoro su chiamata e forme non subordinate di lavoro che comportano una certa forma di dipendenza economica.

Eppure c’è anche una controtendenza: l’intuizione di Instant per Youtube (preceduta da Google) ha permesso ad un giovane studente di ricevere la sua prima interessante proposta di lavoro in tempo reale.

Quindi forza e coraggio, soprattutto voi giovani talentuosi del software, che amate esprimere la vostra creatività e desiderate farvi conoscere…..prima o poi il lavoro arriva (speriamo per lo meno un colloquio!).

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Infrastruttura…IT..flessibile


Stiamo arrivando alla fine di un 2009 orrido dove i mercati sono in continua evoluzione, le pressioni competitive ed i clienti  sempre più esigenti obbligano l’IT ad essere più  duttile e più veloce nel rispondere alle necessità del business.

Senza ovviamente perdere d’occhio i costi.

L’ obiettivo da raggiungere è l’efficienza nei processi e e la razionalizzazione dei costi.

La positività in alcuni aspetti è stata registrata grazie all’utilizzo di Internet.
La sua parte la occupa il direct marketing che trasferisce il 39% a Internet e si trasforma in direct email marketing, così come fanno i magazine (39%) e la Tv (25%), che comunque detiene il suo Stra-Potere.. Spostamenti giustificati dall’audience di Internet che è frequentata da 23 milioni di persone, il 43% della popolazione italiana.

Il pubblico è composto da persone comprese nelle fasce di età fra i 25-34 anni (20%), 35-49 (34%) e con un’eccellente presenza anche delle persone più adulte fra i 50 e i 64 anni (19%).

Come già sottolineato più volte i privati stanno investendo e continueranno a farlo nella nuova tecnologia, pur essendoci sempre un alta percentuale di utenti che temono ancora una forte ripercussione della recessione (per pochi il momento nero è terminato!), ma quello che ci sorprende è che le forze politiche non vogliono prendere a braccetto IT.

Infatti durante la tavola rotonda tenutasi allo Iab Forum, è emersa una serie di cose da fare, praticamente a costo zero che rappresenterebbero un segno di svolta importante per quanto riguarda l’attenzione del mondo della politica verso le nuove tecnologie, ma alla fine sono solo parole.

Non meraviglia leggere sui quotidiani le lamentele dei vari cittadini italiani che senza la “banda larga” si sentono “tagliati fuori”. Sono numerose le  esigenze professionali e di lavoro di singoli cittadini e di imprenditori piccoli e grandi, che ad oggi hanno problemi con gli operatori che forniscono connessioni adsl (le interminabili discussioni con operatori dei call center).
Ancora non stupisce se sottolineamo il digital divide – il ritardo del nostro paese quanto a infrastrutture di rete – colpisce sia chi vive e opera in montagna (in luoghi dove lo sviluppo delle reti anche tradizionali trova un ostacolo nell’orografia del territorio) sia chi sta in pianura e a pochi passi dalla città.

Probabilmente deve ancora nascere una vera cultura ad internet ed all’innovazione tecnologica, perchè Internet ed i pc non rappresentano solo un gioco o un  hobby, ma una strada che le PMI Italiane potrebbero e vorrebbero seguire, se adeguatamente supportante in tal senso per uscire dalla crisi.

Qualcuno conclude la propria lamentala dicendo “Servono ponti verso il mondo e non fra due terre”.

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Innovazione…le parole di Ballmer


Il numero uno di Microsoft, Steve Ballmer  nelle sue conferenze stampa sottolinea non solo le novità di Windows 7, ma le mosse vincenti che le aziende dovranno affrontare nelle nuove sfide del futuro.

Sembra quasi di assistere a vere e proprie lezioni di pura economia.
Ballmer sostiene infatti che la recessione sia sul finire, ma un ripresa non è sicura. Stiamo infatti vivendo in una fase di stabilizzazione, dove la crescita sarà molto molto lenta.
Se le aziende, soprattutto le PMI italiane, vorranno esserci nella fase dello sviluppo futuro dovranno investire in tecnologia.
I Big Four, Microsoft, Apple, Ibm e Hp sono pronte a giocare la loro parte: la proposta di nuovi pc, smartphone, e software nei quali le aziende potranno investire.
L’innovazione tecnologica agisce da moltiplicatore per la crescita economica ed è un settore trainante. E’ previsto che la spesa It crescerà dell’1,3% l’anno fra la fine 2009 ed il 2013. Le attività collegate all’It significheranno milioni di euro in nuove tasse. Tutto questo, avrà effetti positivi anche sull’occupazione e sul mondo delle imprese destinate a popolare il sistema Italia nei prossimi quattro anni.

Microsoft, come sottolinea Ballmer, propone nuove generazioni di software con un occhio attento ai paletti antitrust, presenti nei singoli paesi e nell’Unione Europea, per evitare accuse di monopolismo, perchè è fondamentale capire quali sono le modalità corrette per lavorare insieme ai partner che popolano l’ecosistema e in quali ambiti.

L’attenzione di Microsoft è rendere concreto il “far di più con meno”, migliorando produttività e innovazione, contenendo nel contempo gli investimenti.

Durante la sua conferenza stampa a Milano, Ballmer ha presentanto in venti minuti  salienti argomenti di vendita per i partner e leve decisionali per le imprese, in un ottica decisamente ottimista, quando ancora il pessimismo sembra regnare!

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Competitività IT ..alle stelle per l’Italia..


L’Italia non riesce a primeggiare nella classifica stilata da Economist Intelligence Unit (Eiu), ma ha raggiunto uno scalino superiore passando dal 25° posto al 24°nell’indice globale della competitività nel settore dell’Information technology.

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Le prime cinque posizioni della classifica sono occupate rispettivamente da Usa, Finlandia, Svezia, Canada e Olanda.
Il punto più debole per l’Italia si conferma la ricerca e sviluppo, ma un ottimo risultato viene registrato nel comparto mobile con una penetrazione del 144%.

La classifica ha interessato 66 paesi nel mondo, selezionati in base alle condizioni più favorevoli per un rapido sviluppo dell’innovazione informatica. L’analisi cerca di misurare la competitività del settore It, valutandola sulla base di sei fattori specifici: disponibilità di lavoratori specializzati, cultura aperta all’innovazione, infrastrutture tecnologiche, sistema giuridico, leadership di governo.

La nostra piccola Penisola non emerge alquanto competitiva, ma vanta un ambiente di business vivace e una valida legislazione a tutela della proprietà intellettuale, come sottolineato dall’organizzazione internazionale Business Software Alliance. Il consiglio sarebbe ovviamente quello di riuscire a creare delle sinergie, a sviluppare un’integrazione maggiore tra mondo della scuola e mondo del lavoro, così da favorire la creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo dell’It italiano.

Il rapporto Eiu, nel suo complesso, evidenzia un settore che ha sicuramente risentito del clima economico generale, ma che sembra aver reagito in modo positivo. Resta da vedere come e quanto, nei prossimi mesi, la ripresa troverà nell’It un fattore di abilitazione e sviluppo.

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Lean IT: una strategia vincente per la ripresa.


La ripresa economica preannunciata sta mettendo in allarme le aziende.
Per giocare di anticipo, secondo un’ indagine condotta da CA, molte aziende hanno deciso di adottare la strategia di Lean IT.

Ma cosa significa Lean?   

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    …un processo è “lean” quando gli sprechi vengono eliminati e si è attivato un miglioramento continuo delle relative attività.

L’origine di questa strategia è legata all’aspetto produttivo della logica JIT(Just in Time), ma si è allargata anche alle altre funzioni aziendali, amministrative, entreprise e thinking, che è la filosofia aziendale di creare valore per il cliente.

Dal sondaggio emerge che in 14 Paesi, le aziende hanno intenzione di investire in software per ottimizzare valore e ridurre i costi, utilizzando i budget di gestione (il 73%), oppure gli stanziamenti per le spese in conto capitale.
L’azienda ha bisogno di sistemi informativi snelli, flessibili e propositivi, pertanto nonostante i tagli al budget le aspettative sull’erogazione dei servizi informativi ai clienti sono alte.

Un’infrastruttura IT Lean deve fornire dati corretti e univoci, al momento giusto, secondo modalità prestabilite, con un grado di dettaglio concordato, a costi bassi, e rispondere in modo efficiente alle richieste del cliente.

Quello che dobbiamo comprendere è il fatto che alla base c’è un fattore comune: la Lean Organization, strettamente legata alla customer care e service. Quindi per le PMI è necessario intraprendere il “viaggio lean” e saper beneficiare dei vantaggi di questo viaggio verso una nuova prospettiva.

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Da Business intelligence passiva a Business intelligence attiva


Buona occasione per ricominciare a parlare di Pluribus, delle sue azioni marketing, della sua lotta vincente per la visibilità. Se proprio dobbiamo investire soldi in sponsorizzazioni, ci piace farlo per qualcosa per cui vale la pena.

Come nel caso dell’Osservatorio Business Intelligence del Politecnico di Milano. Un’iniziativa che vuole fare emergere la qualità delle esperienze di business intelligence vissute dalle aziende italiane, promuovendo le eccellenze che oggi troppo spesso rimangono circoscritte all’interno dei confini aziendali piuttosto “che ‘contare’ i numeri” spiega Carlo Vercellis, docente di Business Intelligence e Metodi di Ottimizzazione dell’ateneo milanese e responsabile scientifico dell’iniziativa.
Sono in corso survey su oltre 300 aziende e lo studio di 60 casi di eccellenza, studio che si concretizzerà nel rilascio di una ricerca e della presentazione dei dati più salienti di questa in un convegno che si svolgerà il prossimo 26 novembre presso il Politecnico di Milano.

A questo proposito linkerei anche un bell’articolo trovato su computerworld

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Il consumatore 2.0? sa tutto, legge tutto, non tentare di fregarlo


 

Nella prima metà del XX seco molti sociologi si trovarono d’accordo nel sostenere la Teoria dell’ago ipodermico (dall’inglese The Magic Bullet Theory ), secondo la quale i mass media sono potenti strumenti persuasivi che agiscono direttamente su di una massa passiva e inerte.
In pratica, il messaggio sparato dal medium viene iniettato direttamente nel cervello del ricevente, il quale ha un ruolo del tutto passivo.
MITTENTE–>MESSAGGIO–>DESTINATARIO, that’s all.

HOMER (Simpson), dunque, DOCET ?

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No.

Ora, il discorso è un tantino delicato e detto così si sacrificano secoli di studi sull’effetto dell’esposizione ai media, tonnellate di libri e termini cari a professoroni e affiliati della materia che vengono coniati e modificati con la modalità “un tanto al chilo” (la moltitudine delle definizioni non è direttamente proporzionale alla longevità, nel mondo sociologico).

Più semplicemente, scremo l’argomento e convergo nell’ottica che a noi più interessa, quella business oriented. (agisco con il KISS, Keep It Simple & Stupid, una delle regole auree del web, zan zan)

Dicevo: Homer docet? Il cliente si beve tutto quello che gli dai? È consapevole o ci sono escamotage di bassa lega che ancora funzionano?

La risposta, che ve la dico a fare, è quella scritta 10 righe sopra: NO.

Proprio per questo, L’’IBM Institute For Business Value ha pubblicato (dicembre 2007) un rapporto che identifica i nuovi soggetti economici, diversi da quelli tradizionalmente conosciuti.
Il rapporto, condotto su un campione di 16.900 consumatori nel corso dell’intero 2007, sottolineava come proprio nell’anno 2008 la categoria dell‘Omni Consumer (ovvero Onnipotente, che ha la facoltà e la capacità di filtrare i messaggi e le informazioni che riceve; Onnipresente, in quanto effettua i propri acquisti attraverso un numero sempre maggiore e diverso di canali; Onnivoro più che mai aperto all’acquisto di una vasta gamma di prodotti; Omnifarious, ovvero che non si accontenta di belle confezioni e descrizioni) avrebbe trovato definitiva consacrazione.
La ricerca svolta dalla casa di Armonk ha identificato le modalità secondo le quali i processi di acquisto da parte dei consumatori si sono modificati.

– La disponibilità di informazioni sulle pagine web e nei siti di social networking
– acquisto online (incremento del 50%!)
– servizi alla persona (vedi chiostri multimediali, informazioni a gogo, metodi di tracciabilità efficienti
Questo Omni Consumer, alla fine della fiera, non lo freghi. Sa tutto. Attenzione dunque, informarsi viene prima di tutto

per approfondire

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Business web tv e la nuova frontiera dell’identità aziendale


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In un’azienda, tra i vari strumenti multimediali in grado di supportare una strategia di marketing/business, ce n’è uno che sta prendendo particolarmente campo. Business web tv è il suo nome.

La business web TV interna è uno strumento pensato principalmente per informare, aggiornare, formare e coinvolgere.
Qui un interessantissimo intervento del 16 aprile tenuto alla Bocconi da Paolo Prestinari sullo sviluppo della web tv

Un concetto innovativo che emerge da questo nuovo modo di comunicare è rintracciabile in questo articolo di Unimagazine.it
Qui uno stralcio

un’azienda di circa 200 addetti in un settore apparentemente molto distante dal web e dalla TV digitale (attrezzature per cantieri edili) che sta lavorando al lancio di una business tv interna ed esterna, L’azienda lancerà la propria programmazione televisiva su web all’inizio del prossimo anno, ma è già da tempo che una telecamera digitale e una stazione di post produzione fanno parte delle dotazioni interne: ogni evento significativo della vita aziendale viene già da qualche anno ripreso in video da risorse interne; i video vengono utilizzati per creare (mediante l’uso di schermi LCD di grande dimensione) una migliore esperienza di acquisto presso lo show-room dell’azienda e per conferire maggiore forza emozionale ai momenti importanti della vita aziendale. “

Attraverso la business tv tutti hanno un ruolo attivo alla costruzione dell’identità mediatica. Oltre alla comunicazione entra in ballo il concetto di coinvolgimento dove la nuova esperienza viene pensata e vissuta come un qualcosa che riguarda direttamente e profondamente l’azienda.

La forza di questa nuova sfida sta proprio nel fatto che anche le piccole aziende possono mettersi in gioco, puntando su una ridefinizione del proprio ruolo, arricchito di nuovi stimolanti input, al fine di costruire un’aggregazione mai vista prima.
Brand identity fai da te.

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Condividere, suggerire, domandare, creare conversazioni e personalizzare. Ecco che nasce il nuovo trend. Ieri, ad esempio, è stata presentata Comunika.tv è la prima Web Tv dedicata alla comunicazione B2B

Staremo a vedere, come sempre, con gli occhi attenti e vigili

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Wireless, ergo sum


Saremo come dei nomadi.
E non è un’offesa, bada bene.

Saremo dei nomadi perché ci sono quelle scoperte allucinanti, vedi connessioni wireless, blackberry evolutissimi coffee inclusive e interfacce superintelligenti che ci permetteranno –lo stanno già facendo- di muoverci dovunque, liberamente, sempre connessi.

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Wi-nomads e di Techno-bedouins, allora. Tutti insieme virtualmente. Lo aveva già detto Mc Luhan negli anni ’70 (strano, ha detto praticamente tutto quello che di media-socio-futuristico c’era da immaginare!!!) e lo hanno ripetuto nel ’95 Tsugio Makimoto e David Manners, autori del famosissimo Digital Nomad.

Lo ribadisce con forza  la testata inglese “The Economist”: a circa 10mila anni dalla trasformazione dei cacciatori-raccoglitori in agricoltori, si perderà la sedentarietà, si tornerà a non identificare in un solo punto gli elementi basilari per la sussistenza.
    
Proprio come i beduini, scrive Andreas Kluth sul settimanale britannico, non portano l’acqua con sé ma si spostano da un luogo all’altro dove sanno di poterla trovare, così i nomadi di oggi non portano con sé carta per scrivere e a volte neanche il computer. Bastano un Blackberry o un iPhone. Se serve una tastiera e una stampante la troveranno con facilità, e non importa se ci si sposti per un lungo viaggio o nell’ambito del quartiere: l’importante è che ovunque ci sia la possibilità di connettersi alla rete.
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Il nomadismo della rete cambia tutti i luoghi di incontro, le piazze sociali. Non c’è praticamente differenza fra l’essere connessi o il parlare reale.
L’inconveniente/ nuova realtà è un No sense of place, la perdita del senso della spazialità. Che se per molti costituisce un problema per altri non lo è per niente. Come per i protagonisti di Life nomadic , 2 ragazzi che hanno venduto tutto per seguire un istinto di nomadismo always connected. Girano il mondo e cercano connessioni wireless per far sapere al mondo come butta da un capo all’altro della terra. Mica male.

Pure noi, nel nostro piccolo, noi che amiamo ancora andare al mare e toccare l’acqua e fare castelli di sabbia con i nostri figli, vediamo questo cambiamento. Lo vediamo un po’ più velato, meno estremo, più utile e meno infelice. Magari più mail (noooooo!!) ma meno stress.

L’importante è essere pronti. Lavoriamo nel campo dell’information technology, un pro che si trasforma facilmente in contro, vista la velocità oltre il muro del suono del cambiamento.  Non resta che armarsi e partire, con gli strumenti a disposizione, cercando nuove possibili scenari, nuove tecnologie da far nostre e proporre alla nostra clientela.

Non sarebbe male così. Buongiorno wireless, nottenotte, ufficio

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