mail, interrupt marketing, permission marketing


Oggi introduco un libro che ho conosciuto tramite one marketing  e che poi ho sfogliato in seguito, davanti a un caffè in libreria. Si chiama Permission Marketing, di Seth Godin.

Permission Marketing  lo si può tradurre in italiano con “il marketing del consenso”, ovvero un modo di comunicare consapevole, mirato, capace di attirare la vera attenzione del cliente. Lontano dal bombardamento sulla folla, chiamato Interrupt Marketing (quello diventato ormai tradizionale, fatto di direct marketing, email marketing, spot pubblicitario ecc.).
L’obiettivo del permission marketing è Turning strangers into friends and friends into customers” ovvero “Convertire gli estranei in amici e gli amici in clienti”.

 Il marketing invasivo continua comunque ad essere un grande protagonista nel grande mercato della saturazione markettara. Vedi i dati dell’ultimo rapporto di ContactLab e di Kiwari .

Si parla di email:
“Cinquanta milioni di caselle di posta (2,6 per utente Internet) con quasi venti messaggi inviati quotidianamente da ogni utente sono i dati principali indicati dal rapporto che indica le donne e le persone nella fascia di età fra 35-54 anni come i più assidui utilizzatori dell’e-mail che non viene utilizzata solo tramite il pc, ma anche grazie ad altri device come cellulari o Blackberry.

Il 17% dell’utenza Internet settimanale dichiara di avere accesso alla mail con dispositivi mobili, per complessivi 3,3 milioni di individui. Inoltre solo il 4% degli utenti dichiara di non essere iscritto ad alcuna mailing list per il quale oltre il 50% degli utenti si iscrive con l’indirizzo principale.
Il 44% ha attivato il caricamento delle immagini di default, il 15% le rifiuta e circa il 40% lo fa manualmente. Due terzi degli utenti non aprono le mail di dubbia provenienza, il 35% utilizza la cartella antispam e in molti ricorrono all’unsubscribe quando la mailing list non interessa più.”

Insomma, sembra che il mondo-newsletter vada bene, benino tòh.

1 Commento

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Una risposta a “mail, interrupt marketing, permission marketing

  1. Come non dargli ragione? Il libro di Seth Gudin tocca il “problema” dei nostri tempi: la sovrabbondanza di informazioni sta superando ogni soglia tollerabile!

    Ormai “la comunicazione” (ma non soltanto quella!) si è dimenticata di una questione determinante: il nostro tempo!

    A mio parere quindi, non è il modo di fare marketing che va rivisto, ne sta alla “comunicazione” guidare la svolta, quanto piuttosto l’inverso … il percorso a me pare obbligato: è il modo cioè in cui tutti noi ogni giorno ci rapportiamo a questo stabordare di stimoli e informazioni che cambierà… saremo costretti a “fare selezione” dei messaggi a cui poter dedicare tempo per considerarli…

    Il “permission marketing” sarà una necessità, non una opzione… 😉

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