Wireless, ergo sum


Saremo come dei nomadi.
E non è un’offesa, bada bene.

Saremo dei nomadi perché ci sono quelle scoperte allucinanti, vedi connessioni wireless, blackberry evolutissimi coffee inclusive e interfacce superintelligenti che ci permetteranno –lo stanno già facendo- di muoverci dovunque, liberamente, sempre connessi.

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Wi-nomads e di Techno-bedouins, allora. Tutti insieme virtualmente. Lo aveva già detto Mc Luhan negli anni ’70 (strano, ha detto praticamente tutto quello che di media-socio-futuristico c’era da immaginare!!!) e lo hanno ripetuto nel ’95 Tsugio Makimoto e David Manners, autori del famosissimo Digital Nomad.

Lo ribadisce con forza  la testata inglese “The Economist”: a circa 10mila anni dalla trasformazione dei cacciatori-raccoglitori in agricoltori, si perderà la sedentarietà, si tornerà a non identificare in un solo punto gli elementi basilari per la sussistenza.
    
Proprio come i beduini, scrive Andreas Kluth sul settimanale britannico, non portano l’acqua con sé ma si spostano da un luogo all’altro dove sanno di poterla trovare, così i nomadi di oggi non portano con sé carta per scrivere e a volte neanche il computer. Bastano un Blackberry o un iPhone. Se serve una tastiera e una stampante la troveranno con facilità, e non importa se ci si sposti per un lungo viaggio o nell’ambito del quartiere: l’importante è che ovunque ci sia la possibilità di connettersi alla rete.
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Il nomadismo della rete cambia tutti i luoghi di incontro, le piazze sociali. Non c’è praticamente differenza fra l’essere connessi o il parlare reale.
L’inconveniente/ nuova realtà è un No sense of place, la perdita del senso della spazialità. Che se per molti costituisce un problema per altri non lo è per niente. Come per i protagonisti di Life nomadic , 2 ragazzi che hanno venduto tutto per seguire un istinto di nomadismo always connected. Girano il mondo e cercano connessioni wireless per far sapere al mondo come butta da un capo all’altro della terra. Mica male.

Pure noi, nel nostro piccolo, noi che amiamo ancora andare al mare e toccare l’acqua e fare castelli di sabbia con i nostri figli, vediamo questo cambiamento. Lo vediamo un po’ più velato, meno estremo, più utile e meno infelice. Magari più mail (noooooo!!) ma meno stress.

L’importante è essere pronti. Lavoriamo nel campo dell’information technology, un pro che si trasforma facilmente in contro, vista la velocità oltre il muro del suono del cambiamento.  Non resta che armarsi e partire, con gli strumenti a disposizione, cercando nuove possibili scenari, nuove tecnologie da far nostre e proporre alla nostra clientela.

Non sarebbe male così. Buongiorno wireless, nottenotte, ufficio

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